Nel gennaio 1943 il complesso militare di Borgo Piave (oggi noto come Caserma “Luigi Sbaiz”) alla periferia di Visco (Udine) fu adibito a campo di concentramento per internati civili, attivo dal 20 febbraio all’8 settembre 1943.
Il campo (gestito dal tenente colonnello dei carabinieri Salvatore Bonfiglio, che dispose di 14 ufficiali e 546 soldati) fu sottoposto all’Intendenza della II Armata.
I primi internati vi giunsero alla fine di febbraio e provennero dal campo di Arbe (Rab, Croazia), sovraffollato; tra aprile e maggio, invece, vi furono trasferiti anche partigiani montenegrini.
Tra i campi per internati, Visco fu quello col tasso di mortalità più basso dato che vi morirono 25 internati sulle circa 3200 persone che vi furono detenuti (cifra raggiunta nell’estate 1943). Questa situazione fu dovuta allo stato degli alloggiamenti (abbastanza puliti e asciutti) e alla presenza di quattro laboratori medici. Gli internati, inoltre, poterono espletare una serie di attività lavorative e ricreative: fu permesso infatti di istituire un coro, diverse squadre di calcio e riuscirono perfino a pubblicare (clandestinamente) un notiziario ciclostilato. Sempre in maniera clandestina furono anche tenuti corsi di formazione politica e fu creato un comitato di liberazione con rappresentanti delle tre nazionalità jugoslave internate ovvero sloveni, croati e montenegrini.
Dopo l’8 settembre 1943, allontanatisi dal campo i soldati di guardia, gli internati poterono a loro volta abbandonare Visco e in gran parte si diressero verso la sponda orientale dell’Isonzo.
Bibliografia
- C.S. Capogreco, I campi del duce. L’internamento civile nell’Italia fascista (1940-1943), Einaudi, Torino 2004, pp. 263-264
- A. Kersevan, Lager italiani. Pulizia etnica e campi di concentramento fascisti per civili jugoslavi 1941-1943, Nutrimenti, Roma 2008, pp. 119-123.
- T. Zanuttini, Visco 1943. Un campo di concentramento in Friuli, Editrice Goriška Mohorjeva, Gorizia 2016, pp. 40-74.